Deltaplani e memoria a Castelluccio


Nel corso del Festival appena concluso è più volte emersa durante i dibattiti come nelle chiacchierate a margine degli eventi la questione della nuova struttura che dovrebbe sorgere a Castelluccio per accogliere i commercianti del luogo, vogliamo provare a sottolineare 3 punti che per noi sono piuttosto centrali:

- Se chi sta spingendo con tanta foga la costruzione di questa struttura avesse lavorato con la stessa premura nella sistemazione delle strade o nella rimozione delle macerie, avesse comunicato che a Castelluccio nonostante tutto e tutti ci sono 2 strutture ancora aperte (si, non ve l'aveva detto nessuno vero?) probabilmente staremmo parlando di un'altra storia.

- Possiamo comprendere gli esercenti di Castelluccio che sono d'accordo con "il deltaplano", stremati dopo 11 mesi di immobilismo totale si aggrappano alla soluzione che rimane almeno apparentemente più concreta e rapida al momento. Ma chi analizza la situazione da "esterno" (per quanto si possa usare questo termine quando si parla di un luogo patrimonio dell'umanità e non solo di chi vi abita/lavora) deve giocoforza fare lo sforzo di rifiutare questa logica perennemente emergenziale per cui qualunque soluzione va accettata perchè "oramai...". Questa operazione fa venire in mente le dinamiche proprie del colonialismo: prima si acquisisce un porto commerciale, poi una porzione un po' più grande, poi si fa una ferrovia verso l'interno - per portare civiltà alle popolazioni degli altipiani - poi si mette il filo spinato, poi ci vogliono 150 anni per toglierlo. Una volta realizzata l'opera, l'occhio si abitua e le popolazioni pure, e a quel punto sarà più facile ampliarla e realizzarne altre simili invece che rimuoverla, perché "ormai ce sta", come spesso si dice. Il punto è proprio questo, dietro quel “ormai” si cela un mondo. Se accettiamo questa logica saremo sempre ricattati e ricattabili, costretti ad accettare soluzioni al ribasso per sopravvivere. Sarà così per le casette, per la ricostruzione per le infrastrutture e tutto il resto. Dobbiamo pretendere la soluzione migliore, non una soluzione qualsiasi "solamente" perché fino ad ora non si è fatto niente.

- Chi ha vissuto Castelluccio con continuità e non solamente attraverso le foto della celebre fioritura sa benissimo che il borgo era trattato malissimo dalle istituzioni ben prima dell'arrivo del sisma. D'inverno salendo dal valico di Forca di Gualdo la strada veniva pulita sistematicamente solo a Pian Perduto fino al cartello che indicava la fine della Provincia di Macerata, la parte umbra fino al paese rimaneva quasi perennemente innevata. La fioritura... l'enorme afflusso di persone veniva gestito in maniera pessima e la piana nel fine settimana diventava (veramente) il parcheggio enorme di un centro commerciale. Con colpe gravi sia da parte dei fruitori, molti dei quali sono gli stessi che ora si ergono a difensori di Castelluccio ma fino allo scorso anno parcheggiavano in doppia fila sul pian grande, sia da parte delle istituzioni che non volevano o avevano la capacità di gestire la situazione.

Quindi per cortesia basta con l'ipocrisia della difesa postuma, evitiamo di parlare dei problemi solo sulla base del qui e ora, riprendiamo la memoria e pretendiamo prospettive che vadano oltre la punta del nostro naso.

Il deltaplano non è una soluzione, è un ricatto. E come tale va trattato.

Come avere una pista ciclabile e vivere felici


In questi giorni sta facendo molto rumore la proposta della Regione Marche di utilizzare circa un terzo (5 milioni e 450 mila euro) dei fondi ricevuti dagli sms solidali per la costruzione di una pista ciclabile in provincia di Macerata tra l’Abbadia di Fiastra e Sarnano. Sono nate immediatamente petizioni on-line per chiedere di ritirare la proposta e anche noi come rete Terre in Moto abbiamo espresso al nostra contrarietà in merito al progetto attraverso i microfoni di Radio Tre.

Ma perché siamo contrari? Siamo contro le piste ciclabili? Naturalmente no; anzi questo è uno (non il principale) dei motivi per cui non vogliamo che i soldi donati attraverso gli sms solidali vengano destinati a questa opera. Noi siamo fermamente convinti che le pista ciclabile sia uno strumento utile ad incentivare un turismo sostenibile ma crediamo che non debbano essere questi i fondi da utilizzare per finanziare un’opera del genere. Attraverso questa operazione goffa si rischia di far diventare un progetto di per se potenzialmente lungimirante come il più odiato della regione. La pista ciclabile diventerà “il male”, anche comprensibilmente considerando come verrà finanziata. Quindi il danno sarà doppio.

Non è la prima volta che in Italia viene lanciata una raccolta di fondi attraverso i cosiddetti “sms solidali”, sia per il terremoto dell’Emilia che per quello abruzzese vennero raccolti diversi milioni di euro. Nel primo caso vennero utilizzati per la ricostruzione di edifici pubblici, strutture scolastiche e socio assistenziali, nel secondo caso per attivare progetti di microcredito.

Le domande che ci poniamo sono: ma perché il progetto della pista ciclabile deve essere finanziato con quei fondi? Vanno necessariamente utilizzati i due euro donati da chi, guardando le strazianti immagini televisive di Arquata del Tronto, Visso o Ussita, ha deciso (anche simbolicamente) di contribuire di tasca propria alla ricostruzione? Considerando che l’idea ha già qualche anno, ed è meritoria, non potrebbe essere finanziata in altro modo? La Regione Marche non ritiene che, anche solo a livello simbolico, sia una pessima idea? Quei 5 milioni e mezzo circa di euro non potevano provenire da qualche altra parte?

Quest’ultima domanda merita forse qualche ragionamento in più. Si perché il nostro è un paese strano, i soldi non ci sono mai per le cose veramente importanti ma spuntano sempre quando si tratta di finanziare “altro”. Messa in sicurezza del territorio: no! Rifacimento delle strade danneggiate: no! Sistemazione delle falde acquifere e degli acquedotti: no! Sostegno al reddito: no! Case per i terremotati: …!

Ma c’è qualcosa nel nostro paese per cui i soldi non mancano mai: le “grandi opere”, quelle con molti zeri che hanno una data di inizio ma quasi mai una data di fine. Quelle che hanno un costo iniziale che non è mai quello finale. Quelle che devastano un territorio e non si sa a cosa servono. Quelle che se sei un vignaiolo e per fare la grande opera ti abbattono la vigna lo fanno sempre “in nome del progresso”. Quelle che se ti permetti di protestate sei il solito retrogrado. E così la storia è sempre la stessa: una casetta di legno costruita in autonomia per tornare nel tuo paese è un abuso edilizio, un’opera che squarcia montagne e abbatte querce secolari è progresso. Le SAE hanno un iter burocratico infinito, se invece devi fare una strada inutile il decreto Sblocca Italia di renziana memoria ti consente ti saltare qualsiasi vincolo o parere.

Anche la nostra regione, come quasi tutte purtroppo, ha le sue opere niente male. Una di queste è la Pedemontana Fabriano-Sfercia. Non ne avevate mai sentito parlare? Una delle caratteristiche delle grandi opere di cui ci eravamo dimenticati è che se ne parla pochissimo e solo dopo che si è già deciso tutto. Dicevamo… Questa strada a 4 corsie che se realizzata devasterà tutta la fascia pedemontana (appunto) tra il fabrianese e i Sibillini è un progetto vecchissimo ma che è stato ripescato proprio in piena emergenza terremoto perché, come afferma il governatore Ceriscioli, “La ricostruzione passa soprattutto attraverso le infrastrutture”. Si è già costituito un comitato contro questo mostro e ci auguriamo che anche grazie a loro tutta la popolazione si renda sempre più conto che non sono queste le opere che servono al nostro territorio. Questa strada, che sarà realizzata dalla società Quadrilatero (si, sempre lei), avrà un costo superiore ai 200 milioni di euro e da qui nasce la nostra idea. Un’idea che senza esagerazione definiamo geniale!
Un’idea che permetterà alla Regione Marche di realizzare la pista ciclabile, a noi di pedalarci sopra e soprattutto di poter utilizzare i fondi degli sms solidali per ciò a cui erano destinati.

L’idea è questa ed è composta da 3 azioni distinte che elencheremo per punti al fine di agevolarne la lettura da parte della Regione Marche:
1 - non viene realizzata la Pedemontana perché inutile e dannosa risparmiando più di 200 milioni di euro;
2 - i 5 milioni di euro si prendono dai 200 milioni di euro risparmiati attraverso l’operazione precedente;
3 - i restanti 195 milioni di euro circa ulteriormente risparmiati si destinano con urgenza ad interventi per la messa in sicurezza del territorio e contro il dissesto idro-geologico.

Questa è una strategia facile ed immediata “per avere la pista ciclabile e vivere felici”. Nel reale rispetto dell’ambiente e di chi vi abita. E se per caso la risposta della Regione dovesse essere che siamo degli ingenui perchè i soldi per la Pedemontana fanno parte di altri fondi e/o che non possono essere destinati ad altro… Beh, fate come avete fatto per i soldi donati con gli sms no?

Terre in Moto Marche

STORIE DAI BORGHI: SE NE SONO ANDATI, PER LA TERZA VOLTA


Sul blog di Loredana Lipperini il post originale

Se ne sono andati, infine, e che altro dovevano fare? Portati via, sulle coste, contro la loro volontà, e sulle coste lasciati mentre nulla veniva fatto per dare loro una sistemazione anche provvisoria, per non parlare della ricostruzione che è molto al di là da venire. Parcheggiati fino all'inizio della stagione estiva, che implacabilmente giunge, e dovrebbero saperlo anche alla Regione Marche che dopo l'inverno arriva la primavera, e poi l'estate. Infine, il contratto con le strutture è scaduto e ciao, via, "peggio del terremoto", hanno detto, ma a chi importa?

A pochi. Scrive oggi Terre in Moto Marche:
"L'ennesimo capitolo, l'ultimo a quanto pare, di una situazione paradossale che si è protratta per mesi.
Le persone, perché questo sono prima che sfollati o terremotati, sono state prese per sfinimento e alla fine hanno ceduto al trasferimento nelle altre strutture.
Ma chiaramente quanto è accaduto non va dimenticato, perché ci racconta dell'assurdità della gestione degli sfollati da parte dell'assessorato al turismo (?), dei contratti in scadenza al 31 maggio, dei continui spostamenti e nel complesso di una generale incertezza in cui le persone si sono trovate per settimane se non per mesi. Un fatto che oltre che "materiale" è fortemente simbolico anche rispetto ad altri ambiti toccati dal sisma".

Come siano andate le cose si legge qui:
"Alcuni sono già partiti ieri, altri sono pronti ad andare: "Hai preso tutto?" dice un uomo a sua moglie. I due salutano gli altri e si allontanano. È tanta la commozione mista a un senso di abbandono: "Mia madre ha 95 anni - dice la signora Silvana - ed è sfollata insieme alla sua badante. Non è possibile che, alla sua età, debba sopportare questi continui spostamenti". "Siamo stanchi di parlare e di non ottenere nulla" aggiunge una signora di Visso palesemente provata e arrabbiata perché, dopo un iniziale interesse "alla fine ci hanno dimenticati". Le polemiche degli ospiti non sono rivolti alla struttura, ma al modo in cui è stata gestita la situazione di emergenza post sisma "perché - dicono - l'emergenza non è ancora finita. Noi siamo ancora senza case".

Occhi lucidi e disperazione per chi in questi mesi ha condiviso il dolore, la speranza, le proteste. "Siamo stati una comunità, sono nate delle forti amicizie non solo tra i più piccoli, ma tra noi adulti" dice Donatella di Visso sfollata insieme alla sua famiglia, un figlio di 8 anni e l'anziana madre Rita che racconta: "Mi viene da piangere se penso ai bambini che crescendo ricorderanno quello che hanno dovuto vivere. Non facciamo in tempo a disfare i fagotti che dobbiamo ripartire".

Gli anziani presenti sono davvero tanti, per questo la maggior parte ha preso degli alloggi con i Cas (Contributo per autonoma sistemazione). La Protezione civile, infatti, ha proposto altre strutture ricettive lungo tutta la costa marchigiana, da Senigallia a San Benedetto del Tronto, ma alcuni temono di non riuscire ad ottenere ambienti idonei alle loro esigenze."

Che alternative avevano? Nessuna. Qualcuno resta fino al 10 o 15 o 18 giugno giugno, perché i figli vanno a scuola, e peraltro non si sa chi pagherà i giorni in più, se la Regione o la struttura. Tanto, per la Regione il trasferimento è "volontario". Certo. Come quello che dalla montagna ha portato al mare, quando l'autunno era appena iniziato. Volontario. Certo.

Lunga Marcia nelle Terre del Sisma



28 giugno – 8 luglio da Fabriano a L'Aquila | VI edizione

La Lunga Marcia nelle Terre del Sisma è un trekking solidale che partirà da Fabriano il 28 giugno per arrivare a L’Aquila l’8 luglio. Un cammino che attraverserà i territori duramente colpiti dagli eventi sismici degli ultimi mesi. La Marcia di solidarietà, organizzata da Movimento Tellurico, APE Roma e FederTrek, in collaborazione con la Regione Lazio, ha ottenuto il patrocinio di numerosi Enti, tra cui: Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Comune dell’Aquila, Comune di Fabriano, Comune di Camerino, Comune di Matelica, Comune di Fiastra e può contare anche sull‘adesione di numerose associazioni di carattere nazionale e delle zone colpite dal sisma.

Il cammino, lungo oltre 200 chilometri, si snoderà attraverso i sentieri e itinerari escursionistici del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, mettendo in risalto territori ad alta valenza naturalistica.

La Lunga Marcia attraverserà le 4 regioni ferite dal sisma con l’obiettivo di incontrare e dar voce ai protagonisti della ricostruzione, ai progetti e all’impegno di chi si sforza per resistere e ricostruire una nuova prospettiva di vita.

Camminare in questi territori significherà calarsi in uno scenario di "Terre-Mutate", nel quale amministrazioni, associazioni e cittadini stanno lavorando per ricostruire il proprio futuro. É proprio a loro che vogliamo esprimere la nostra solidarietà. Lo faremo unendo idealmente, con una lunga sequenza di passi, le zone colpite dagli ultimi eventi sismici con L’Aquila, ora impegnata in una lunga e complessa ricostruzione del proprio tessuto sociale. 

Una volta arrivata a L’Aquila, la Lunga Marcia sarà ospite del Festival della Partecipazione, che si terrà nel Capoluogo abruzzese da 6 al 9 luglio. Si tratta di un evento promosso da “Italia, Sveglia!”, organizzazione nata grazie all'alleanza di tre organizzazioni - ActionAid, Cittadinanzattiva, Slow Food Italia - e che collabora attivamente con il Comune dell'Aquila. “Italia, Sveglia!” è nata con lo specifico scopo di contribuire alla trasformazione del Paese attraverso un ruolo attivo dei cittadini, la cui partecipazione ai processi decisionali è premessa imprescindibile per la tutela dei loro diritti e il soddisfacimento dei loro bisogni. 


Programma dell’iniziativa:
28 Giugno Fabriano – Esanatoglia/Matelica 
29 Giugno Esanatoglia/Matelica – Camerino
30 Giugno Camerino - Fiastra
1 Luglio Fiastra – Ussita-Visso
2 Luglio Visso – Norcia 
3 Luglio Norcia - Castelluccio 
4 Luglio Castelluccio - Accumoli 
5 Luglio Accumoli - Amatrice 
6 Luglio Amatrice – Campotosto 
7 Luglio Campotosto – Collebrincioni
8 Luglio Collebrincioni – L’Aquila


Per maggiori informazioni e iscrizioni visitare il sito: www.lungamarciaperlaquila.it


Un ringraziamento speciale va alle associazioni che aderiscono al comitato promotore della Lunga Marcia 2017:

ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Archeoclub L’Aquila, Bibliobus L’Aquila, Brigate di Solidarietà Attiva, Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, Cittadinanza Attiva, Cooperaction, Iononcrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Compagnia dei Cammini, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Legambiente, Locanda Mausonium, Movimento Lento, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, RRTrek – Rifugio Roma, Panta Rei L’Aquila, Sibillini Lab, Tutti Agibili per un giorno, Tenuta Scolastici, Terre in Moto, Un Aiuto concreto per Castelsantangelo sul Nera, UssitAttiva, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

STORIE DI BORGHI - Collettiva fotografica di Terre in Moto Marche

Michele Massetani

Fin dalle prime scosse di agosto tutti noi abbiamo sentito l'esigenza di documentare anche fotograficamente quello che stava accadendo al nostro territorio e alle nostre vite. Il lavoro individuale di alcuni fotografi della rete ha dato origine alla mostra fotografica collettiva Storie di borghi.

Questo progetto, grazie al lavoro meraviglioso che la giornalista Loredana Lipperini sta facendo con il suo blog, vuole costruire una memoria fotografica condivisa che ci accompagni verso la rinascita dei nostri amati paesi montani.

Giulia Falistocco

Ecco la scheda di presentazione della mostra.

Il territorio marchigiano è un territorio plurale, ricchissimo di storie e di narrazioni. Anche il terremoto che ha colpito la nostra regione non fa eccezione. Per questo abbiamo deciso di intraprendere un racconto fotografico che tenti in qualche modo di narrare questo evento che ha scosso profondamente la nostra terra affidandoci a diversi fotografi e seguendo come filo conduttore le Storie dai borghi della giornalista Loredana Lipperini. In questo modo vogliamo costruire una narrazione che inizi dalle scosse di agosto e di ottobre raccontando i problemi, le mancanze istituzionali, i piccoli drammi quotidiani, ma che non si fermi a questo e che ci narri anche la tenacia, la voglia di ricominciare, le storie di rinascita che sono nate e che nasceranno come reazione al terremoto.

Perché se è vero che qualcuno sta perseguendo più o meno consapevolmente la cosiddetta “strategia dell’abbandono”, è altrettanto vero che gli abitanti di questa terra bellissima sono così testardi che non cederanno allo sconforto e alla rassegnazione e torneranno un giorno a popolare i nostri piccoli borghi montani dai quali oggi sono dovuti fuggire.

E ci torneremo assolutamente in questi borghi, anche se naturalmente saranno trasformati e sfigurati dal terremoto, torneremo per assaporare i profumi delle stagioni, per conoscere le persone, per avere un contatto diretto con i produttori locali. Il Popolo dei Sibillini è composto da gente dedita al lavoro, silenziosa, disponibile ed estremamente gentile. La nostra terra è ricca di miti e leggende, saperi e tradizioni antiche che si tramandano di generazione in generazione. Fino a poco tempo fa regolavano la vita delle comunità le antiche "Comunanze Agrarie". Un principio fondamentale era: "Il godimento della comune proprietà è subordinato al lavoro proprio ed è in proporzione ai bisogni della famiglia". Difficile determinarne l'origine storica, che per molti secoli ha resistito al variare di domini ecclesiastici, ordinamenti politici e sociali, di costumi e dottrine diverse. Questo significa che queste popolazioni fin dalle epoche più antiche, fino alla fine al tardo '800, sono vissute amministrandosi senza un padrone, perché tutti erano proprietari, senza che né i romani prima, né lo Stato Pontificio poi, avessero potuto modificare la situazione.

In questa terra di Marca gli archetipi, come per magia, s’incrociano e si fondono. Forse è proprio merito dei nostri monti di Mezzo d’Appennino, sotto i quali, evidentemente, si nascondono dei draghi irrequieti. E così accanto alle fate della Sibilla, sopra ai draghi, in Umbria, in Abruzzo, nelle Marche, la gente attaccata all’Appennino assomiglia tanto al popolo degli Hobbit, creati dal Professore J.R.R. Tolkien. Siamo tranquilli, ci piace la campagna ordinata, mangiare, bere, fumare e ballare. Non vorremmo affrontare l’avventura e il vasto mondo. Ma se qualcuno, o qualcosa, disturba la nostra quiete e ci vuol allontanare dalle nostre montagne, siamo pronti a metterci in gioco.

Foto di Giulia FalistoccoMarco Gentili e Michele MassetaniCuratore Francesco Spè.


Marco Gentili

Terremoto emergenza (in)finita? - Incontro con Cesare Spuri



Ad otto mesi dalle prime scosse e con molte questioni tuttora irrisolte, un incontro pubblico per dare la possibilità alla cittadinanza di porre domande su questioni specifiche al direttore dell'ufficio speciale per la ricostruzione.

Per informazioni sulla partecipazione: terreinmotomarche@gmail.com



Amandola e le Terre in moto

Di Marco Gentili - 13/03/2017. L'articolo con tutte le foto lo trovate qui.


Approfittando dell’incontro organizzato dalla rete Terre in Moto – Marche tenutosi ad Amandola il 9 marzo all’Osteria del Lago di San Ruffino, insieme ad alcuni amici, abbiamo fatto un giro della zona guidati da Davide, che vive e lavora qui. Tutto questo va a documentare e far vedere il reale stato delle cose, sopratutto nelle piccole frazioni, borghi e aziende agricole, che non hanno purtroppo nessuna risonanza mediatica, dove le persone, per lo più anziane, ma anche giovani, vivono tutti i giorni. Ci addentriamo in un territorio in cui convivono realtà in apparenza lontane fra loro, ma unite da un forte legame di comunità tipico delle zone rurali e dell’entroterra.

La giornata è bellissima, con un sole che illumina il Lago di San Ruffino e le vette imbiancate dei Monti Sibillini, un cielo terso e sgombro da nuvole. Sembra un dipinto o un’allucinazione, ma una bellezza così raffinante e perfetta era da tempo che non la notavo. Subito dopo esserci conosciuti, Davide ci guida verso la frazione di San Cristoforo, dove si notano i danni ingenti alle abitazioni. Ci guida una signora tra le case diroccate e inagibili, dove qui vive e accudisce la sua mamma di 96 anni, dentro alla ex scuola di campagna, ormai divenuta un centro di “ricovero” temporaneo. Spostandoci tra le macerie, la vista è stupenda e si scorgono le vette dei Monti della Laga in Abruzzo. Scambiando qualche parola si ha l’impressione di una tacita rassegnazione, che creare un senso di impotenza e sconforto per chi come me, ascolta. Ma riusciamo comunque e nonostante tutto a strappare un sorriso, prima di salutarci, promettendo che torneremo presto.

Ci dirigiamo verso l’Azienda Agricola Le Spiazzette (potete trovare e comprare nel sito tutti i loro prodotti, in particolare confetture, mele sciroppate e composte) situata ai confini del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, composta di 70 ettari di cui quasi metà tra boschi e calanchi. Il nome “Le Spiazzette”, deriva dalla leggenda che narra la discesa delle fate Sibille. La mela rosa rappresenta un prodotto sano, naturale, controllato, vero e genuino, realizzato in un ambiente incontaminato, a stretto contatto con la natura che lo protegge e lo rende ancora più buono: questi sono i prodotti le Spiazzette. E aggiungo, dopo avere assaggiato queste mele rosa, risultano veramente squisite. Subito ci si fa incontro Sabina e la figlia Martina, che ci spiegano come è la situazione a distanza di 7 mesi, ci illustrano la loro azienda e il futuro per il momento molto incerto, viste le problematiche e le inefficienze burocratiche da parte delle istituzioni preposte a tale compito. Mi colpisce fin da subito la forza e la tenacia di questa famiglia solida e al tempo stesso accogliente, come molte realtà che sto incontrando in questi mesi. Sto per partire, ma non mi sento addosso la tristezza che mi aspettavo, considerata la situazione. Sento piuttosto l’influenza positiva del vigore di questa bella realtà familiare, dell’entusiasmo della giovane Martina, pur avendo perso quasi tutto, sono ancora capaci di sognare e reagire.

Lasciandoci alle spalle i bellissimi frutteti della mela rosa, andiamo verso la Fattoria biologica della famiglia Corradini di Amandola“Siamo un’azienda agricola biologica a conduzione familiare, nel 1989 ci siamo trasferiti nella campagna di Amandola, luogo di nascita di Vittorio, dalla provincia di Milano. Il sogno, era quello di una vita più sana, che potesse anche salvaguardare l’ambiente intorno a noi. Da qui, e dalla passione per l’agricoltura, la scelta di creare una fattoria biologica. Nella fattoria ci sono mucche, vitelli e maiali; tutto quello che coltiviamo nei campi è biologico (certificazione IMC) e lo usiamo per l’alimentazione degli animali.”

Già questo dovrebbe farvi capire tutto o in parte, perché appena ci conosciamo entriamo subito in confidenza con Vittorio, il padre di una bella famiglia che ha scelto di vivere e lavorare nelle Marche, trasferendosi da Milano ad Amandola nel 1989. Subito mi illustra i danni alla propria abitazione, al proprio laboratorio e punto vendita, inagibile per colpa degli eventi sismici iniziati il 24 agosto. La cosa che mi ha colpito, parlando con la figlia Alice, anche in questo caso, è la voglia e diritto di avere informazioni chiare e tempestive, poter capire veramente qualcosa all’interno della districata, farraginosa, lenta e a tratti imbarazzante macchina burocratica. Perché questo ne vale il loro futuro. Per capire meglio cosa è successo da quel fatidico giorno di agosto e la gestione dell’emergenza successiva, vi lascio il link dove potete leggere la lettera, scritta dalla stessa Alice, indirizzata al Presidente della Regione Marche Ceriscioli, rimasta a tutt’oggi senza una risposta.

A pranzo ci fermiamo a mangiare presso la Comunità San Cristoforo ad Amandola, dove ci viene offerto un piatto di pasta, carne e insalata. La persona che mi rimane impressa è il fondatore di questa bellissima e accogliente struttura, Achille Ascari originario della Val di Non, anche lui innamorato da 40 anni, dalle bellezze delle Marche. Mi colpiscono la sua dialettica e il suo modo di parlare mai banale, migliore di gran lunga rispetto ad alcuni professori universitari incontrati in questi anni. Ci illustra tutte le attività che si svolgono all’interno della comunità, la struttura (non ha subito nessun danno, per via dell’attenta messa in sicurezza all’epoca della costruzione, usando criteri antisismici moderni e professionali), ci presenta i ragazzi accolti e ci da alcune notizie storiche e nozioni biologiche delle piante, animali e i borghi circostanti. Sembra un’isola felice, immersa in un contesto unico e ancora del tutto incontaminato, privo di qualsiasi distrazione. Grazie ad Achille Ascari e agli operatori che vi lavorano ogni giorno, questa Comunità può concretamente aiutare persone in difficoltà, che si trovino in uno stato di disagio dovuto all’abuso di alcool o di tossicodipendenza, riacquistando attraverso gli animali, la Natura e i suoi prodotti, il contatto con se stessi e con la vita.

L’ultima tappa è al Centro Ippico San Lorenzo, vicino ad Amandola. Ci viene incontro Alberto Teso e ci fa vedere i danni causati dal terremoto e dalla nevicata di gennaio, mostrandoci i magnifici cavalli ben tenuti ed accuditi, all’interno della scuderia, mentre da ad ognuno la razione di fieno per la notte. Dopo aver preso una birra al pub “La Fojetta” di Amandola e cenato insieme a Davide e gli amici all’Osteria del Lago, ci prepariamo ad ascoltare l’incontro pubblico organizzato da Terre in moto, che a breve avrà inizio.

Per capire che cosa è la rete Terre in Moto, riporto un’ottima ed emozionante riflessione, scritta da Leonardo Animali, dal titolo Yes we can

Yes we can





Di Leonardo Animali - 10/03/2017


Sarebbe stato magnifico arrivarci che fosse ancora giorno in questa osteria sul lago, da cui si scorgono i Sibillini, anche se la fase di luna piena ci lascia intravedere le cime imbiancate delle creste che spezzano il buio. Ma tant’è, come da tradizione, certe riunioni si fanno di notte… Arrivano alla spicciolata, un sacco di gente, più del previsto, dicono i promotori. Nell’afflusso arriva un gruppetto, una decina circa, di persone palesemente straniere; strano, turisti da queste parti, d’inverno e col terremoto. “Sono venuti pure gli inglesi!” dice un organizzatore dell’incontro; quindi non sono turisti, concludo, ma partecipanti all’incontro. Gli “inglesi” sono i proprietari di case-vacanza acquistate in questo territorio, e che se le sono ritrovate lesionate o crollate con il terremoto; sono venuti per capire, per informarsi, per chiedere. Sono un po’ buffi, sembrano i protagonisti compassati di quei format televisivi tipo “vado a vivere in campagna” o simili. Si siedono in cerchio insieme a tutti gli altri, dopo aver preso al bancone della locanda, la tradizionale birretta, come se fossero al pub, solo che qui hanno esclusivamente Menabrea o Moretti. E’ osservandoli, così composti, integrati ed estranei al tempo stesso, che per una semplice ed illogica rimuginazione anglofona, mi viene in mente lo “yes we can” di anni fa… La riunione è quella di Terreinmoto Marche, “una rete di realtà sociali, associazioni e semplici cittadini che vogliono intervenire sul terremoto a livello informativo, comunicativo e sociale”, come si definiscono sulla pagina facebook. E alla riunione ci sono tante realtà democratiche di base, persone che col terremoto hanno perso tutto, allevatori, chi resiste in roulotte e chi è sfollato sulla costa. Con un comune obiettivo: non disperdere quel senso di comunità che ha sempre contraddistinto questo territorio, e rendersi parte attiva, direttamente coinvolta, e contraddittoria se occorre, nel processo di ripartenza e ricostruzione dopo la catastrofe del terremoto; portare a chilometro zero quella che è oggi la distanza siderale tra livelli decisori e popolazioni, nei processi e nelle scelte da compiere. Uno scopo gigantesco, considerata la situazione del territorio, già attraversato con forza dalla #strategiadellabbandono, ed i tempi e modi della politica, in giorni in cui si ripropone nuovamente una spompata visione leaderistica, che alla fine però sa tanto di concordato preventivo. Lo spirito che attraversa il salone della locanda è diverso dalla semplice solidarietà e beneficienza. Lo straordinario e generoso moto, che il dramma del terremoto ha attivato in opere ed azioni filantropiche, e di cui c’è ancora enormemente bisogno, si esaurisce al, seppur prezioso, gesto di filantropia diretta: la donazione, la raccolta fondi, l’aiuto al singolo o alla comunità. Qui c’è qualcosa d’altro, che va oltre: c’è il sentimento della solidarietà che diventa fatto politico, che attiva pratiche di partecipazione e democrazia, e che muove dalla storia, dalle problematiche non solo urgenti e recenti, di un territorio, e dei diritti chi ci vive, per nascita o per scelta; questa realtà si chiama montagna, con la sua peculiarità e specificità. Ad un certo punto entra in sala, ad incontro iniziato, Paolo. Ci riconosciamo subito, sorpresi ma fino ad un certo punto; un abbraccio forte, senza parole. L’ultima volta che siamo stati assieme è quando abbiamo dormito per più notti sui banchi del laboratorio di Scienze della Terra all’Università di Perugia, durante la Pantera, più di venticinque anni fa. Lui vive da queste parti in montagna; ci bisbigliamo un po’ di cose, quello che facciamo, dove e come viviamo, senza avere la pretesa di raccontarci nel dettaglio quello che è successo a ciascuno per un quarto di secolo, dopo che si scappava insieme da qualche manganello della Celere che sgomberava il Rettorato. Per questo ci prenderemo adesso il giusto tempo. Mi ha colpito una cosa che mi ha detto, ad un certo punto, ascoltandomi; “allora sei come noi”. Ecco, questa frase è un segno distintivo, che appartiene ad una comunità sparsa ma al tempo stesso attraversata da una forte fraternità, quella della montagna. Chi vive in città, in pianura o sulla costa, pur sentendosi sinceramente solidale ed anche generoso con i territori segnati dal terremoto, una roba così non riesce a percepirla, perché te il terremoto non ce l’hai avuto dentro, perché qui non ci vivi e la notte non ci devi tornare a dormire. E di conseguenza per te la solidarietà esaurisce il tuo bisogno di renderti utile; ma per il popolo dell’Appennino è fisiologico che quello che vive a seguito di una condizione di straordinaria destabilizzazione, diventi ad un certo punto pratica civile e politica; perché c’è in gioco il tuo presente e il tuo domani, e sai bene che non ti puoi fidare di delegarne gli esiti e le strategie a qualcun altro che sostiene di rappresentarti. Per questo Terreinmoto Marche è un’originale e nuova pratica di democrazia, che mette insieme senza gerarchie e appartenenze, la vita delle persone e di un territorio, per quello che sono, ancor prima di quello che potrebbero rappresentare. Da questa locanda di montagna in riva ad un lago, comprendi che qui il “si, possiamo farcela” è autentico, vero, senza filtri e opacità. Perché è un obiettivo condiviso di tanti e diversi, non il desiderata di uno per tutti.

Chi sta giocando sulla pelle dei terremotati? - Comunicato di TERREINMOTO


In questi mesi abbiamo più volte sottolineato che qualcosa, nel meccanismo degli interventi, non va. Ritardi, comunicazioni insufficienti e una sensazione generale di caos hanno accompagnato la vita delle popolazioni del cratere e di chi sta seguendo da vicino la questione. Si è parlato più volte di strategia dell’abbandono come di un meccanismo, in parte voluto e in parte dovuto all’inefficienza, che porterà allo spopolamento di fatto delle aree interne colpite dal terremoto.

Mercoledi 22 febbraio, a seguito di un partecipato presidio ad Ancona davanti al palazzo della Giunta della Regione, una nostra delegazione ha incontrato alcuni rappresentanti della Regione Marche: Cesare Spuri quale responsabile dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche, Sara Giannini e Fabio Sturani, rispettivamente consulente per le attività economiche e capo staff di Ceriscioli. Nel corso dell’incontro abbiamo fatto presenti quali a nostro avviso sono state le problematiche principali, i ritardi più gravi, le lacune negli interventi e i deficit di comunicazione della Regione rispetto alla cittadinanza. Abbiamo consegnato loro anche il documento in cui abbiamo elencato quelle che a nostro avviso sono al momento le dieci priorità.

Alla nostra richiesta di un Consiglio Regionale aperto che dia la possibilità ai cittadini terremotati di incontrare direttamente le istituzioni è stato risposto che non ce ne è bisogno in quanto Cerisicioli ed i membri della giunta sono sempre presenti sul territorio ed incontrano quotidianamente i terremotati. A seguito dell’incontro la Regione ha anche diramato un comunicato in cui tra l’altro si afferma che “La Regione non ha mai abbandonato nessuno, il dialogo con i Comuni e gli amministratori è costante per normare e definire ogni azione”.

Mentre la nostra delegazione usciva dall’incontro, e la Regione diceva sostanzialmente che dobbiamo stare tranquilli perché lo Stato in tutta la sua linea di comando sta lavorando insieme nonostante lo scenario devastante, un'inquietante registrazione audio del Commissario straordinario Errani iniziava a circolare sul sito del settimanale Panorama.

L’audio fa riferimento a dichiarazioni di Errani effettuate giovedì 16 febbraio ad un incontro con sindaci e amministratori regionali, presso la sede del CONI di Ancona. Il Commissario afferma: “[…] Perché non c’è dubbio che abbiamo avuto quattro terremoti, la dimensione è stratosferica, tutto ciò, tuttavia, che è vero, e che è fondamentale, non risolve il fatto che non riusciamo ad andare avanti su alcune cose. Macerie, stalle, casette: questa non è ricostruzione, non è ricostruzione. Questa è la gestione dell’emergenza. Bisogna cambiare. Cambiare. E bisogna dare e fare un’altra governance, sennò non ce la faremo. Non mi interessano le polemiche sui giornali e tutto il resto, non mi interessa niente.”
Cose che se fossero state affermate da noi sarebbero state derubricate come fatte dai soliti appartenenti “all’Italia del no”, agli “irriducibili montanari”, o chissà cos’altro.

Errani continua dicendo che “non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è ciò che devo fare io, si attenda di avere il fabbisogno definitivo di tutte le casette. Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo, non esiste.” Come dovremmo sentirci noi, considerando che nel corso dell’incontro in Regione di qualche ora prima ci era stato detto l’esatto contrario? E cioè che siccome la spesa è alta e i lavori complessi occorre aspettare di avere numeri certi e definitivi!

Sempre Errani il 16 febbraio conclude con “Bisogna che ci diamo un’organizzazione, sennò non riusciamo a rispondere ai problemi… Non esiste la centralizzazione della ricostruzione e l’impianto normativo non è centralizzato…”.

Paragoniamo queste dichiarazioni a quanto Fabrizio Curcio (Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale) affermava qualche settimana fa a seguito delle polemiche divampate con l’emergenza neve: “Chi avanza inutili critiche non ha forse capito che sta attaccando il Sistema Paese”. Sempre Curcio solo un paio di giorni fa però afferma a proposito dei problemi legati agli sfollati lungo la costa: “E’ chiaro che basterebbe fare una buona programmazione, i posti letto ci sono, e sono tanti. Bastano per tutti. E’ necessario pero’ che la Regione, oltre che accertarsi della disponibilità degli albergatori, faccia colloqui con gli sfollati stessi. Non sono pacchi, sono persone“.

Noi mettiamo insieme tutte queste dichiarazioni e le confrontiamo con quanto ci è stato detto durante l’incontro in Regione sia dalla componente tecnica che da quella politica della Giunta Regionale e ci chiediamo quale partita si stia giocando sulla nostra pelle, sulla pelle di chi è senza casa e senza un’idea di futuro. Chiediamo a tutta la catena istituzionale nazionale e regionale: a quale gioco state giocando? Per quanto tempo continuerete a dirci che è tutto a posto?

A seguito delle già citate dichiarazioni di Errani molti sindaci si sono subito schierati con il Commissario dichiarando grossomodo “lo dicevo io”, altri sono rimasti invece in silenzio, in quella che è molto probabilmente una partita tutta politica. Vogliamo in questo senso aggiungere un altro elemento a questa situazione: all’incontro del 16 febbraio in cui il Commisario Errani ha fatto quelle dichiarazioni erano presenti, oltre a Ceriscioli ed altri membri della giunta regionale, anche molti sindaci (non sappiamo quali) del cratere. Ci chiediamo: è possibile che di fronte a dichiarazioni così gravi di Errani, che toccano la vita di tutti noi, si debba aspettare lo “scoop” di Panorama? I sindaci, che sono nella catena di comando il soggetto più vicino alla cittadinanza, non avrebbero dovuto lanciare un grido di allarme? Non avrebbero dovuto dirci cosa era emerso dall’incontro con Errani?

In queste ore si stanno susseguendo deboli smentite da parte di tutti gli interessati, ma il quadro è piuttosto chiaro: da un lato si cerca di limitare il più possibile l’autogestione dei territori e le pratiche “dal basso” e dell’altra a livello istituzionale regna il caos più totale.

Tutta questa situazione è inaccettabile! Ed è inaccettabile soprattutto che si cerchi di derubricare le problematiche come questioni meramente tecniche quando la responsabilità è tutta politica.


INCONTRO PUBBLICO DELLA RETE TERRE IN MOTO

Mercoledì 01 febbraio
Ore 21.00 Caldarola
(Tendone a fianco dei container nella zona industriale, poco dopo l'uscita della superstrada di Caldarola, sulla sinistra)

Manteniamo viva l'attenzione sull'emergenza terremoto

Bolognola (MC)

Alcuni interventi della rete Terre in Moto sui media nazionali per mantenere viva l'attenzione sui problemi delle zone terremotate e denunciare i disagi amplificati dalle imponenti nevicate degli ultimi giorni.

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