#terreinmoto Marche
Terre in Moto è una rete di realtà sociali,
associazioni e semplici cittadini
che ha intrapreso un percorso collettivo...
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Terremoto emergenza (in)finita? - Incontro con Cesare Spuri



Ad otto mesi dalle prime scosse e con molte questioni tuttora irrisolte, un incontro pubblico per dare la possibilità alla cittadinanza di porre domande su questioni specifiche al direttore dell'ufficio speciale per la ricostruzione.

Per informazioni sulla partecipazione: terreinmotomarche@gmail.com



Amandola e le Terre in moto

Di Marco Gentili - 13/03/2017. L'articolo con tutte le foto lo trovate qui.


Approfittando dell’incontro organizzato dalla rete Terre in Moto – Marche tenutosi ad Amandola il 9 marzo all’Osteria del Lago di San Ruffino, insieme ad alcuni amici, abbiamo fatto un giro della zona guidati da Davide, che vive e lavora qui. Tutto questo va a documentare e far vedere il reale stato delle cose, sopratutto nelle piccole frazioni, borghi e aziende agricole, che non hanno purtroppo nessuna risonanza mediatica, dove le persone, per lo più anziane, ma anche giovani, vivono tutti i giorni. Ci addentriamo in un territorio in cui convivono realtà in apparenza lontane fra loro, ma unite da un forte legame di comunità tipico delle zone rurali e dell’entroterra.

La giornata è bellissima, con un sole che illumina il Lago di San Ruffino e le vette imbiancate dei Monti Sibillini, un cielo terso e sgombro da nuvole. Sembra un dipinto o un’allucinazione, ma una bellezza così raffinante e perfetta era da tempo che non la notavo. Subito dopo esserci conosciuti, Davide ci guida verso la frazione di San Cristoforo, dove si notano i danni ingenti alle abitazioni. Ci guida una signora tra le case diroccate e inagibili, dove qui vive e accudisce la sua mamma di 96 anni, dentro alla ex scuola di campagna, ormai divenuta un centro di “ricovero” temporaneo. Spostandoci tra le macerie, la vista è stupenda e si scorgono le vette dei Monti della Laga in Abruzzo. Scambiando qualche parola si ha l’impressione di una tacita rassegnazione, che creare un senso di impotenza e sconforto per chi come me, ascolta. Ma riusciamo comunque e nonostante tutto a strappare un sorriso, prima di salutarci, promettendo che torneremo presto.

Ci dirigiamo verso l’Azienda Agricola Le Spiazzette (potete trovare e comprare nel sito tutti i loro prodotti, in particolare confetture, mele sciroppate e composte) situata ai confini del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, composta di 70 ettari di cui quasi metà tra boschi e calanchi. Il nome “Le Spiazzette”, deriva dalla leggenda che narra la discesa delle fate Sibille. La mela rosa rappresenta un prodotto sano, naturale, controllato, vero e genuino, realizzato in un ambiente incontaminato, a stretto contatto con la natura che lo protegge e lo rende ancora più buono: questi sono i prodotti le Spiazzette. E aggiungo, dopo avere assaggiato queste mele rosa, risultano veramente squisite. Subito ci si fa incontro Sabina e la figlia Martina, che ci spiegano come è la situazione a distanza di 7 mesi, ci illustrano la loro azienda e il futuro per il momento molto incerto, viste le problematiche e le inefficienze burocratiche da parte delle istituzioni preposte a tale compito. Mi colpisce fin da subito la forza e la tenacia di questa famiglia solida e al tempo stesso accogliente, come molte realtà che sto incontrando in questi mesi. Sto per partire, ma non mi sento addosso la tristezza che mi aspettavo, considerata la situazione. Sento piuttosto l’influenza positiva del vigore di questa bella realtà familiare, dell’entusiasmo della giovane Martina, pur avendo perso quasi tutto, sono ancora capaci di sognare e reagire.

Lasciandoci alle spalle i bellissimi frutteti della mela rosa, andiamo verso la Fattoria biologica della famiglia Corradini di Amandola“Siamo un’azienda agricola biologica a conduzione familiare, nel 1989 ci siamo trasferiti nella campagna di Amandola, luogo di nascita di Vittorio, dalla provincia di Milano. Il sogno, era quello di una vita più sana, che potesse anche salvaguardare l’ambiente intorno a noi. Da qui, e dalla passione per l’agricoltura, la scelta di creare una fattoria biologica. Nella fattoria ci sono mucche, vitelli e maiali; tutto quello che coltiviamo nei campi è biologico (certificazione IMC) e lo usiamo per l’alimentazione degli animali.”

Già questo dovrebbe farvi capire tutto o in parte, perché appena ci conosciamo entriamo subito in confidenza con Vittorio, il padre di una bella famiglia che ha scelto di vivere e lavorare nelle Marche, trasferendosi da Milano ad Amandola nel 1989. Subito mi illustra i danni alla propria abitazione, al proprio laboratorio e punto vendita, inagibile per colpa degli eventi sismici iniziati il 24 agosto. La cosa che mi ha colpito, parlando con la figlia Alice, anche in questo caso, è la voglia e diritto di avere informazioni chiare e tempestive, poter capire veramente qualcosa all’interno della districata, farraginosa, lenta e a tratti imbarazzante macchina burocratica. Perché questo ne vale il loro futuro. Per capire meglio cosa è successo da quel fatidico giorno di agosto e la gestione dell’emergenza successiva, vi lascio il link dove potete leggere la lettera, scritta dalla stessa Alice, indirizzata al Presidente della Regione Marche Ceriscioli, rimasta a tutt’oggi senza una risposta.

A pranzo ci fermiamo a mangiare presso la Comunità San Cristoforo ad Amandola, dove ci viene offerto un piatto di pasta, carne e insalata. La persona che mi rimane impressa è il fondatore di questa bellissima e accogliente struttura, Achille Ascari originario della Val di Non, anche lui innamorato da 40 anni, dalle bellezze delle Marche. Mi colpiscono la sua dialettica e il suo modo di parlare mai banale, migliore di gran lunga rispetto ad alcuni professori universitari incontrati in questi anni. Ci illustra tutte le attività che si svolgono all’interno della comunità, la struttura (non ha subito nessun danno, per via dell’attenta messa in sicurezza all’epoca della costruzione, usando criteri antisismici moderni e professionali), ci presenta i ragazzi accolti e ci da alcune notizie storiche e nozioni biologiche delle piante, animali e i borghi circostanti. Sembra un’isola felice, immersa in un contesto unico e ancora del tutto incontaminato, privo di qualsiasi distrazione. Grazie ad Achille Ascari e agli operatori che vi lavorano ogni giorno, questa Comunità può concretamente aiutare persone in difficoltà, che si trovino in uno stato di disagio dovuto all’abuso di alcool o di tossicodipendenza, riacquistando attraverso gli animali, la Natura e i suoi prodotti, il contatto con se stessi e con la vita.

L’ultima tappa è al Centro Ippico San Lorenzo, vicino ad Amandola. Ci viene incontro Alberto Teso e ci fa vedere i danni causati dal terremoto e dalla nevicata di gennaio, mostrandoci i magnifici cavalli ben tenuti ed accuditi, all’interno della scuderia, mentre da ad ognuno la razione di fieno per la notte. Dopo aver preso una birra al pub “La Fojetta” di Amandola e cenato insieme a Davide e gli amici all’Osteria del Lago, ci prepariamo ad ascoltare l’incontro pubblico organizzato da Terre in moto, che a breve avrà inizio.

Per capire che cosa è la rete Terre in Moto, riporto un’ottima ed emozionante riflessione, scritta da Leonardo Animali, dal titolo Yes we can

Yes we can





Di Leonardo Animali - 10/03/2017


Sarebbe stato magnifico arrivarci che fosse ancora giorno in questa osteria sul lago, da cui si scorgono i Sibillini, anche se la fase di luna piena ci lascia intravedere le cime imbiancate delle creste che spezzano il buio. Ma tant’è, come da tradizione, certe riunioni si fanno di notte… Arrivano alla spicciolata, un sacco di gente, più del previsto, dicono i promotori. Nell’afflusso arriva un gruppetto, una decina circa, di persone palesemente straniere; strano, turisti da queste parti, d’inverno e col terremoto. “Sono venuti pure gli inglesi!” dice un organizzatore dell’incontro; quindi non sono turisti, concludo, ma partecipanti all’incontro. Gli “inglesi” sono i proprietari di case-vacanza acquistate in questo territorio, e che se le sono ritrovate lesionate o crollate con il terremoto; sono venuti per capire, per informarsi, per chiedere. Sono un po’ buffi, sembrano i protagonisti compassati di quei format televisivi tipo “vado a vivere in campagna” o simili. Si siedono in cerchio insieme a tutti gli altri, dopo aver preso al bancone della locanda, la tradizionale birretta, come se fossero al pub, solo che qui hanno esclusivamente Menabrea o Moretti. E’ osservandoli, così composti, integrati ed estranei al tempo stesso, che per una semplice ed illogica rimuginazione anglofona, mi viene in mente lo “yes we can” di anni fa… La riunione è quella di Terreinmoto Marche, “una rete di realtà sociali, associazioni e semplici cittadini che vogliono intervenire sul terremoto a livello informativo, comunicativo e sociale”, come si definiscono sulla pagina facebook. E alla riunione ci sono tante realtà democratiche di base, persone che col terremoto hanno perso tutto, allevatori, chi resiste in roulotte e chi è sfollato sulla costa. Con un comune obiettivo: non disperdere quel senso di comunità che ha sempre contraddistinto questo territorio, e rendersi parte attiva, direttamente coinvolta, e contraddittoria se occorre, nel processo di ripartenza e ricostruzione dopo la catastrofe del terremoto; portare a chilometro zero quella che è oggi la distanza siderale tra livelli decisori e popolazioni, nei processi e nelle scelte da compiere. Uno scopo gigantesco, considerata la situazione del territorio, già attraversato con forza dalla #strategiadellabbandono, ed i tempi e modi della politica, in giorni in cui si ripropone nuovamente una spompata visione leaderistica, che alla fine però sa tanto di concordato preventivo. Lo spirito che attraversa il salone della locanda è diverso dalla semplice solidarietà e beneficienza. Lo straordinario e generoso moto, che il dramma del terremoto ha attivato in opere ed azioni filantropiche, e di cui c’è ancora enormemente bisogno, si esaurisce al, seppur prezioso, gesto di filantropia diretta: la donazione, la raccolta fondi, l’aiuto al singolo o alla comunità. Qui c’è qualcosa d’altro, che va oltre: c’è il sentimento della solidarietà che diventa fatto politico, che attiva pratiche di partecipazione e democrazia, e che muove dalla storia, dalle problematiche non solo urgenti e recenti, di un territorio, e dei diritti chi ci vive, per nascita o per scelta; questa realtà si chiama montagna, con la sua peculiarità e specificità. Ad un certo punto entra in sala, ad incontro iniziato, Paolo. Ci riconosciamo subito, sorpresi ma fino ad un certo punto; un abbraccio forte, senza parole. L’ultima volta che siamo stati assieme è quando abbiamo dormito per più notti sui banchi del laboratorio di Scienze della Terra all’Università di Perugia, durante la Pantera, più di venticinque anni fa. Lui vive da queste parti in montagna; ci bisbigliamo un po’ di cose, quello che facciamo, dove e come viviamo, senza avere la pretesa di raccontarci nel dettaglio quello che è successo a ciascuno per un quarto di secolo, dopo che si scappava insieme da qualche manganello della Celere che sgomberava il Rettorato. Per questo ci prenderemo adesso il giusto tempo. Mi ha colpito una cosa che mi ha detto, ad un certo punto, ascoltandomi; “allora sei come noi”. Ecco, questa frase è un segno distintivo, che appartiene ad una comunità sparsa ma al tempo stesso attraversata da una forte fraternità, quella della montagna. Chi vive in città, in pianura o sulla costa, pur sentendosi sinceramente solidale ed anche generoso con i territori segnati dal terremoto, una roba così non riesce a percepirla, perché te il terremoto non ce l’hai avuto dentro, perché qui non ci vivi e la notte non ci devi tornare a dormire. E di conseguenza per te la solidarietà esaurisce il tuo bisogno di renderti utile; ma per il popolo dell’Appennino è fisiologico che quello che vive a seguito di una condizione di straordinaria destabilizzazione, diventi ad un certo punto pratica civile e politica; perché c’è in gioco il tuo presente e il tuo domani, e sai bene che non ti puoi fidare di delegarne gli esiti e le strategie a qualcun altro che sostiene di rappresentarti. Per questo Terreinmoto Marche è un’originale e nuova pratica di democrazia, che mette insieme senza gerarchie e appartenenze, la vita delle persone e di un territorio, per quello che sono, ancor prima di quello che potrebbero rappresentare. Da questa locanda di montagna in riva ad un lago, comprendi che qui il “si, possiamo farcela” è autentico, vero, senza filtri e opacità. Perché è un obiettivo condiviso di tanti e diversi, non il desiderata di uno per tutti.

Chi sta giocando sulla pelle dei terremotati? - Comunicato di TERREINMOTO


In questi mesi abbiamo più volte sottolineato che qualcosa, nel meccanismo degli interventi, non va. Ritardi, comunicazioni insufficienti e una sensazione generale di caos hanno accompagnato la vita delle popolazioni del cratere e di chi sta seguendo da vicino la questione. Si è parlato più volte di strategia dell’abbandono come di un meccanismo, in parte voluto e in parte dovuto all’inefficienza, che porterà allo spopolamento di fatto delle aree interne colpite dal terremoto.

Mercoledi 22 febbraio, a seguito di un partecipato presidio ad Ancona davanti al palazzo della Giunta della Regione, una nostra delegazione ha incontrato alcuni rappresentanti della Regione Marche: Cesare Spuri quale responsabile dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche, Sara Giannini e Fabio Sturani, rispettivamente consulente per le attività economiche e capo staff di Ceriscioli. Nel corso dell’incontro abbiamo fatto presenti quali a nostro avviso sono state le problematiche principali, i ritardi più gravi, le lacune negli interventi e i deficit di comunicazione della Regione rispetto alla cittadinanza. Abbiamo consegnato loro anche il documento in cui abbiamo elencato quelle che a nostro avviso sono al momento le dieci priorità.

Alla nostra richiesta di un Consiglio Regionale aperto che dia la possibilità ai cittadini terremotati di incontrare direttamente le istituzioni è stato risposto che non ce ne è bisogno in quanto Cerisicioli ed i membri della giunta sono sempre presenti sul territorio ed incontrano quotidianamente i terremotati. A seguito dell’incontro la Regione ha anche diramato un comunicato in cui tra l’altro si afferma che “La Regione non ha mai abbandonato nessuno, il dialogo con i Comuni e gli amministratori è costante per normare e definire ogni azione”.

Mentre la nostra delegazione usciva dall’incontro, e la Regione diceva sostanzialmente che dobbiamo stare tranquilli perché lo Stato in tutta la sua linea di comando sta lavorando insieme nonostante lo scenario devastante, un'inquietante registrazione audio del Commissario straordinario Errani iniziava a circolare sul sito del settimanale Panorama.

L’audio fa riferimento a dichiarazioni di Errani effettuate giovedì 16 febbraio ad un incontro con sindaci e amministratori regionali, presso la sede del CONI di Ancona. Il Commissario afferma: “[…] Perché non c’è dubbio che abbiamo avuto quattro terremoti, la dimensione è stratosferica, tutto ciò, tuttavia, che è vero, e che è fondamentale, non risolve il fatto che non riusciamo ad andare avanti su alcune cose. Macerie, stalle, casette: questa non è ricostruzione, non è ricostruzione. Questa è la gestione dell’emergenza. Bisogna cambiare. Cambiare. E bisogna dare e fare un’altra governance, sennò non ce la faremo. Non mi interessano le polemiche sui giornali e tutto il resto, non mi interessa niente.”
Cose che se fossero state affermate da noi sarebbero state derubricate come fatte dai soliti appartenenti “all’Italia del no”, agli “irriducibili montanari”, o chissà cos’altro.

Errani continua dicendo che “non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è ciò che devo fare io, si attenda di avere il fabbisogno definitivo di tutte le casette. Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo, non esiste.” Come dovremmo sentirci noi, considerando che nel corso dell’incontro in Regione di qualche ora prima ci era stato detto l’esatto contrario? E cioè che siccome la spesa è alta e i lavori complessi occorre aspettare di avere numeri certi e definitivi!

Sempre Errani il 16 febbraio conclude con “Bisogna che ci diamo un’organizzazione, sennò non riusciamo a rispondere ai problemi… Non esiste la centralizzazione della ricostruzione e l’impianto normativo non è centralizzato…”.

Paragoniamo queste dichiarazioni a quanto Fabrizio Curcio (Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale) affermava qualche settimana fa a seguito delle polemiche divampate con l’emergenza neve: “Chi avanza inutili critiche non ha forse capito che sta attaccando il Sistema Paese”. Sempre Curcio solo un paio di giorni fa però afferma a proposito dei problemi legati agli sfollati lungo la costa: “E’ chiaro che basterebbe fare una buona programmazione, i posti letto ci sono, e sono tanti. Bastano per tutti. E’ necessario pero’ che la Regione, oltre che accertarsi della disponibilità degli albergatori, faccia colloqui con gli sfollati stessi. Non sono pacchi, sono persone“.

Noi mettiamo insieme tutte queste dichiarazioni e le confrontiamo con quanto ci è stato detto durante l’incontro in Regione sia dalla componente tecnica che da quella politica della Giunta Regionale e ci chiediamo quale partita si stia giocando sulla nostra pelle, sulla pelle di chi è senza casa e senza un’idea di futuro. Chiediamo a tutta la catena istituzionale nazionale e regionale: a quale gioco state giocando? Per quanto tempo continuerete a dirci che è tutto a posto?

A seguito delle già citate dichiarazioni di Errani molti sindaci si sono subito schierati con il Commissario dichiarando grossomodo “lo dicevo io”, altri sono rimasti invece in silenzio, in quella che è molto probabilmente una partita tutta politica. Vogliamo in questo senso aggiungere un altro elemento a questa situazione: all’incontro del 16 febbraio in cui il Commisario Errani ha fatto quelle dichiarazioni erano presenti, oltre a Ceriscioli ed altri membri della giunta regionale, anche molti sindaci (non sappiamo quali) del cratere. Ci chiediamo: è possibile che di fronte a dichiarazioni così gravi di Errani, che toccano la vita di tutti noi, si debba aspettare lo “scoop” di Panorama? I sindaci, che sono nella catena di comando il soggetto più vicino alla cittadinanza, non avrebbero dovuto lanciare un grido di allarme? Non avrebbero dovuto dirci cosa era emerso dall’incontro con Errani?

In queste ore si stanno susseguendo deboli smentite da parte di tutti gli interessati, ma il quadro è piuttosto chiaro: da un lato si cerca di limitare il più possibile l’autogestione dei territori e le pratiche “dal basso” e dell’altra a livello istituzionale regna il caos più totale.

Tutta questa situazione è inaccettabile! Ed è inaccettabile soprattutto che si cerchi di derubricare le problematiche come questioni meramente tecniche quando la responsabilità è tutta politica.


INCONTRO PUBBLICO DELLA RETE TERRE IN MOTO

Mercoledì 01 febbraio
Ore 21.00 Caldarola
(Tendone a fianco dei container nella zona industriale, poco dopo l'uscita della superstrada di Caldarola, sulla sinistra)

Manteniamo viva l'attenzione sull'emergenza terremoto

Bolognola (MC)

Alcuni interventi della rete Terre in Moto sui media nazionali per mantenere viva l'attenzione sui problemi delle zone terremotate e denunciare i disagi amplificati dalle imponenti nevicate degli ultimi giorni.

Appennino, le ferite del terremoto


Il sisma del 30 ottobre 2016, il più forte in Italia dal 1980, ha prodotto effetti geologici imponenti: centinaia di frane e fratture, un sinkhole, vulcanelli di fango e sorgenti rimaste a secco. Un team di geologi ne ha censiti oltre 4000...

Un articolo di Federico Formica sul National Geographic

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